Come smettere di preoccuparsi: 3 soluzioni concrete per riuscirci

Se vuoi sapere come smettere di preoccuparsi, la prima cosa di cui devi essere cosciente, è che la preoccupazione è un’emozione assolutamente naturale.

È provata da tutte le persone del mondo. È normale preoccuparsi per situazioni, persone o eventi che potrebbero accadere.

Il rendimento scolastico di tuo figlio, la comitiva che frequenta, pagare le bollette, come andrà il primo appuntamento. Sono tutte preoccupazioni legittime.

Quindi prima di trovare un modo per sconfiggere la preoccupazione, devi prima capire che è una parte importante della vita.

Immagina se non ti preoccupassi di tuo figlio, cosa egli potrebbe fare in assoluta libertà. E non perché sia un cattivo ragazzo, semplicemente perché in gioventù è normale commettere errori.

E se non ti preoccupassi di pagare la bolletta della luce?

Probabilmente finiresti per vivere al buio o illuminata dalla fioca luce di una candela. Proprio come facevano i nostri nonni quando subentrava un blackout.

Quindi, la preoccupazione non è sempre un’emozione negativa.

Anzi.

Il problema sorge quando questa diventa patologica e cronica. Allora in quel caso sì che bisogna sapere come smettere di preoccuparsi!

Ho scritto questo articolo proprio per questo motivo. Per aiutarti a sconfiggere la preoccupazione tossica, quella che non ti lascia tranquillo nemmeno un secondo.

Come sempre, anche in questo caso, una soluzione c’è, esiste, l’importante è riuscire a trovarla.

Tabella dei Contenuti

Conoscere la preoccupazione per smettere di preoccuparsi

“Oh no! La marmitta fa un rumore che non mi piace. E se dovessi portarla dal meccanico? Accidenti non posso permettermelo. 

Dovrei ritirare dei soldi dai risparmi per il college di Jamie… E se non ce la facessi a pagargli gli studi?

Quel giudizio negativo la scorsa settimana a scuola… E se la sua media fosse troppo bassa e non riuscisse ad entrare al college? 

Questo maledetto rumore della marmitta!“

Quello che hai appena letto è un passo riportato da 2 psicologi della Pennsylvania State University: Lizabeth Roemer e Thomas Borkovec.

Come si può capire al primo colpo d’occhio, da un piccolo problema come un rumore diverso della marmitta, la mente riesce a creare una serie di preoccupazioni a catena, cadendo nel melodramma più assoluto.

La preoccupazione è tutt’ora di interesse scientifico. 

Infatti se io dovessi chiederti: quando ti senti ansioso? La tua risposta molto probabilmente sarà: “quando sono preoccupato per qualcosa”.

Ma la preoccupazione, come abbiamo visto nell’introduzione di questo articolo, non è sempre un male.

Essa serve a trovare una soluzione concreta ad un problema. Anzi molto spesso ci permette di sfuggire al problema, evitando di caderci con tutte le scarpe.

Prendiamo in considerazione un individuo che voglia andare a correre. Senza la preoccupazione e l’ansia di essere investito da un’automobile, probabilmente egli correrebbe persino in autostrada!

In questo caso la preoccupazione lo porta a capire che è meglio correre in un parco e quindi gli permette di evitare il pericolo.

Impiegare le proprie energie in una riflessione che permetta di risolvere un problema, è un bene.

La funzione della preoccupazione è proprio questa: trovare una soluzione ad un problema.

La preoccupazione tossica

Quando la preoccupazione diventa cronica, è un problema. 

La mente crea un circolo vizioso di pensieri negativi, di eventi catastrofici e di tragedie che potrebbero accadere. Senza porre l’attenzione su un’eventuale soluzione.

Questo genere di preoccupazione genera ansia e i vari disturbi ad essa collegati: attacchi di panico, fobie, insonnia, paura.

L’individuo si trova a percorrere un tunnel nella notte e senza torcia.

Per ogni disturbo, l’ansia assume una connotazione distinta:

  • se l’individuo è affetto da fobie, l’ansia sarà concentrata sull’oggetto della paura. Ad esempio chi ha la fobia dei ragni, concentrerà la sua ansia su questi animali. E quasi sempre non riesce neanche ad avvicinarsi a loro. Queste persone sarebbero capaci persino di cambiare casa se sapessero che dentro di essa si è instaurata una tarantola (Io sono una di queste.)
  • Se l’individuo, invece è propenso agli attacchi di panico, questi si concentreranno su una situazione temuta. Potrebbe essere un esame, parlare in pubblico, oppure la paura di guidare.

La preoccupazione tossica può scatenare anche il disturbo ossessivo – compulsivo. Si tratta di un comportamento ripetuto all’infinito quotidianamente, per compensare una propria paura.

Una persona che ha paura dei germi sarà costretta a lavarsi le mani centinaia di volte al giorno, al punto di rovinarsi la pelle.

Di solito una preoccupazione cronica segue questo schema:

  • minaccia;
  • si analizza la situazione in modo negativo;
  • attacco d’ansia;
  • visione di eventi catastrofici;
  • catena di pensieri negativi uno dietro l’altro.

Tutto parte da una minaccia o una percezione di minaccia. La preoccupazione cronica di solito non si basa su fatti concreti e reali, ma soltanto su supposizioni e previsioni fatalistiche.

Un problema sempre più comune

Un individuo potrebbe aver paura di uscire di casa perché una macchina lo potrebbe investire. 

Oppure potrebbe aver paura di salire su un aereo perché potrebbe cadere, o di guidare perché potrebbe andare a sbattere contro un albero. 

La preoccupazione tossica è una nemica perché in parole povere, non ti permette di goderti la vita e di vivere a pieno ogni momento. 

Nessuno sa quanto tempo gli rimane su questa terra, ed è sciocco sprecarlo vivendo in una campana di vetro.

Anche restando a casa potresti essere in pericolo. Pensa se ci fosse un terremoto ad esempio, o se scivolassi nella vasca da bagno.

Sicuramente se sei un individuo portato a preoccuparti inutilmente, avrai fatto caso che le preoccupazioni appaiono nella nostra mente sotto forma di parole.

Non ci vengono direttamente dagli occhi, in quanto non appaiono sotto forma di immagini.

La preoccupazione genera ansia.

Borkovec afferma che l’ansia si presenta in due forme:

  • cognitiva: sotto forma di pensieri negativi.
  • Somatica: con i sintomi che la caratterizzano: sudorazione, aumento della frequenza cardiaca, tensione muscolare.

La preoccupazione incide negativamente anche sul riposo notturno. 

Non a caso, la maggior parte degli individui che soffrono di insonnia, lamentano di avere continui pensieri negativi nella testa che gli impediscono di dormire. 

In fin dei conti, come si può pensare di dormire se nella mia testa mi dico che domani finirò per essere investita da un’automobile? 

È davvero impossibile.

Chi è affetto da questo problema, si preoccupa principalmente di cose che hanno una bassa percentuale di probabilità di accadere realmente.

Come smettere di preoccuparsi: 3 soluzioni concrete

Borkovec afferma che smettere di preoccuparsi è assolutamente possibile, l’importante è adottare le giuste soluzioni. 

A questo proposito, lui ne condivide 3, che ti permetteranno di dare sollievo a tutti i pensieri negativi che affollano la tua mente.

Distogliere la mente dai pensieri negativi e smettere di preoccuparsi

Una prima soluzione alla preoccupazione cronica, è quella di distogliere la mente dai pensieri che causano preoccupazione.

Lo so, non è certamente un processo facile e non puoi pretendere di riuscirci dall’oggi al domani. Soprattutto se per anni la preoccupazione ha preso piede dentro la tua testa.

Ma se ci metterai un po’ di buona volontà, riuscire in questo esercizio è fattibile.

Ogni volta che percepisci che un pensiero negativo o una preoccupazione si stanno facendo spazio dentro la tua testa, concentrati subito su qualcos’altro.

Tranquillo, è impossibile pensare a due cose contemporaneamente. Quindi un pensiero, esclude categoricamente l’altro.

Se mentre stai per uscire di casa, inizi a pensare che potrebbero investirti, distogli subito la tua attenzione da quel pensiero e pensa ad esempio al film che vorresti vedere in serata.

Come smettere di preoccuparsi: con l’autoconsapevolezza

Essere consapevole che hai un problema, è il passo giusto per risolverlo.

Cerca di porre attenzione a quello che pensi durante il giorno. Identifica precocemente i pensieri e immagini che ti inducono alla preoccupazione.

Una volta svolto questo passo, metti in pratica delle tecniche di rilassamento, che puoi trovare comodamente su YouTube. Questo ti permetterà di contrastare l’ansia sul nascere.

Poniti domande critiche

Quando ti vengono i pensieri negativi, ossessivi e ripetitivi, mostra del sano scetticismo.

Puoi accettare che vengano a trovarti, ma non devi aprirgli per forza la porta.

Contrasta questi pensieri ponendoti queste domande:

È probabile che l’evento temuto si verifichi?

È utile indugiare a lungo su questi pensieri?

Esiste una soluzione?

Agire in modo critico verso tali pensieri, inibisce la nascita della preoccupazione.

Quando un pensiero negativo si ripete senza mai metterlo in discussione, il suo potere aumenta.

Invece quando lo si mette in discussione fin da subito, valutando punti di vista alternativi, a poco a poco perde la sua efficacia.

Perché le persone non vogliono smettere di preoccuparsi?

Molte delle persone affette da preoccupazione cronica, non vogliono smettere di preoccuparsi. Anzi spesso neanche sono consapevoli di avere un problema.

Ma perché accade questo?

Perché le preoccupazioni permettono di rimanere ancorati alla propria comfort zone.

Sì, proprio quel luogo dove ti senti più sicuro e dove sai che nulla di male potrà mai capitarti. O almeno questo è quello di cui ti convinci.

Le preoccupazioni consentono di non affrontare i problemi della vita, forniscono davvero un alibi incredibile.

Questo perché se io mi preoccupo che l’aereo potrebbe cadere mentre sono in volo, evito di prenderlo. E quindi evito di viaggiare e di fare esperienze straordinarie che potrebbero arricchirmi.

Dunque ho la scusa per rimanere a casa, nel mio posto sicuro, perché in realtà ho una paura tremenda di affrontare il mondo là fuori.

La preoccupazione cronica non ti fa vivere. Ti fa soltanto sopravvivere e tra le due cose c’è una grande differenza!

Inoltre, come già ho accennato in precedenza, la preoccupazione serve ad identificare un pericolo e ad evitarlo o a trovare una strategia per affrontarlo.

Quindi perché le persone dovrebbero smettere di preoccuparsi?

Purtroppo però, la preoccupazione cronica, non mette in pratica il suo scopo e serve soltanto a rimuginare all’infinito sui pensieri negativi.

Borkovec sostiene che la preoccupazione cronica può trasformarsi in una vera e propria dipendenza mentale. Proprio come la superstizione.

Un po’ come quando si appendono in auto i peperoncini contro la sfortuna o le coccinelle per allontanare le “sfighe” della vita. Credendo davvero che un oggetto inanimato possa decidere sul nostro destino.

La vita dipende da noi, non da un oggetto.

Smettiamola di crearci delle scuse nella nostra mente per giustificare il fatto che siamo troppo pigri per costruirci una vita interessante.

Come smettere di preoccuparsi: la preoccupazione cronica allevia l’ansia

Anche se ti sembra assurdo crederlo e non nego che all’inizio lo fosse anche per me, la preoccupazione cronica allevia l’ansia.

Borkovec scoprì che quando un individuo è immerso nella spirale delle preoccupazioni, non si rende conto delle conseguenze dell’ansia.

La persona è totalmente presa dal circolo vizioso dei suoi pensieri, che sembra in parte, sopprimere l’ansia.

L’attenzione si sposta sulla sequenza: minaccia – attacco d’ansia – pensieri negativi e ripetitivi che trovano altri motivi di preoccupazione.

Mentre l’individuo si concentra su questi pensieri, si allontana dal problema principale che ha scatenato l’ansia.

Il fatto è che tutto questo non risolve il problema che ha scatenato l’ansia e la preoccupazione.

Questo si risolverebbe soltanto affrontandolo una volta per tutte.

E con questo siamo giunti alla fine di questo articolo.

Spero che le strategie per smettere di preoccuparti ti possano essere d’aiuto e che tu abbia capito un po’ di più questo disturbo così vasto.

Ti lascio con una citazione di Dalai Lama, che ben riassume tutto quello che ho cercato di dirti dall’inizio di questo articolo.

“Se un problema si può risolvere, non serve preoccuparsene. Se non può essere risolto, inutile preoccuparsene”.

Alla prossima.

Giada Bucchi è l'autrice di questo articolo

Mi chiamo Giada Bucchi, sono nata e cresciuta a Roma, ma a gennaio del 2019 mi sono trasferita a Londra.

Perché questa scelta?

Perché amo viaggiare da quando ero bambina e volevo vivere esperienze emozionanti intorno al mondo.

Si vive davvero soltanto al di fuori della nostra comfort zone ed io volevo testarlo sulla mia pelle.

Quale modo migliore se non quello di lasciare un lavoro a tempo indeterminato e trasferirmi da sola in una città sconosciuta?

Ma quando ti butti nel vuoto e ci credi fermamente, si apre sempre un paracadute dietro di te.

Oltre al viaggio, sono da sempre appassionata anche della lettura, due passioni che sono correlate tra esse.

Perché leggere permette di viaggiare senza muoversi da casa propria.

I miei libri preferiti? Tutti quelli che riguardano la crescita personale.

Dopo aver letto tantissimi libri a riguardo e articoli dei migliori blog del settore, ho iniziato a studiare e a settembre 2020 ho deciso di aprire il mio blog: Viverealmeglio.net.

Cos’è Viverealmeglio?

Ho fatto questa scelta perché volevo essere di aiuto a quante più persone possibili.

Volevo aiutarli a capire che cambiare vita è sempre possibile. Che la situazione in cui si vive può essere cambiata se la si trova soffocante.

Nel mio blog troverai articoli sulla crescita personale, sullo studio, sul benessere, sulla felicità e sulla crescita finanziaria.

Se vuoi migliorare la tua vita, puoi iniziare a seguirmi.

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Un caro saluto e ti aspetto sul mio blog 😊

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