Resilienza giapponese: il Kintsugi, come valorizzare le cicatrici

Cos’è il Kintsugi? Magari ne hai già sentito parlare, o magari no. In breve, quest’arte antica giapponese consiste nel riparare gli oggetti rotti, che hanno un valore sentimentale, con un metallo pregiato: oro, argento liquido o lacca con polvere d’oro.

Letteralmente significa: “riparare con l’oro”.

Perché mai nella tradizione giapponese si prendono così cura degli oggetti rotti dandogli ancora più valore?

E cosa c’entra tutto questo con la nostra esplorazione di “Crescita Personale“?

Sono sicuro che al termine di questo articolo imparerai una preziosa lezione che ti servirà ad affrontare le difficoltà nella tua vita. Quindi, ora, dedica un po’ del tuo tempo a leggere questo articolo, non te ne pentirai!

Quelle che voi chiamate cicatrici, per me sono crepe.
Dentro il destino ci ha infilato tesori. E te ne accorgi solo dopo anni.

Fabrizio Caramagna

Leggimi! 

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La leggenda della nascita del Kintsugi

Nella tradizione giapponese, c’è una leggenda che narra di uno shogun, Ashikaga Yoshimasa, il quale dopo aver rotto la sua tazza di tè preferita, la inviò in Cina per farla riparare. Siamo nel XV secolo, quindi le riparazioni di allora lasciavano molto a desiderare. Si usava quello che si poteva, principalmente legature metalliche antiestetiche e poco funzionali.

Ashikaga, però, era davvero molto legato alla sua tazza preferita, quindi non si arrese e commissionò la riparazione ad alcuni artigiani giapponesi. Questi artigiani rimasero veramente stupiti dalla determinazione e dalla tenacia dello shogun nel cercare di riottenere la sua amata tazza di tè.

Così, decisero di rendere giustizia a questa tazza, per ripagare gli sforzi dello shogun, impreziosendola e arricchendola riempiendo le crepe con una resina laccata e polvere d’oro.

La tazza tornò nelle mani del proprietario molto più bella di com’era, con un valore molto più alto e con una bella storia da raccontare, la quale, col passare del tempo, divenne leggenda.

Kintsugi come simbolo e metafora di Resilienza

La pratica di quest’arte si radicò molto nella cultura giapponese, in quanto divenne un simbolo e una metafora perfetta della resilienza. Infatti, per loro è davvero importante che ogni persona sia in grado di affrontare ogni avversità che la vita riserva, con una mentalità positiva. I traumi e le esperienze dolorose sono una parte importante della nostra vita che determinano chi siamo oggi, rendendoci più preziosi e quindi dobbiamo imparare a valorizzarle.

Grazie a quelle ferite oggi siamo più forti. Noi, siamo naturalmente programmati per diventare più forti ogni volta che ci facciamo male. Quando ci tagliamo, la pelle ricresce più spessa e più forte, formando la cicatrice, in modo che non sia facile ritagliarsi nello stesso punto. Lo stesso avviene per la nostra anima, quando usciamo da traumi ed esperienze dolorose stiamo per cambiare e per fortificarci. 

Certo, ci vuole tempo per la guarigione, ma ogni ferita e ogni cicatrice ha la sua storia da raccontare e grazie ad essa abbiamo sempre l’opportunità di migliorare la nostra situazione, crescendo ed evolvendoci. Queste sono un simbolo che caratterizzano la nostra unicità

Le persone resilienti ricorrono alla loro forza interiore e al loro coraggio per superare le avversità che si presentano, diventando sempre più forti e preziose, così come gli oggetti rotti, che riparati con metalli pregiati acquistano maggior bellezza e valore di quanto ne avessero prima.

Ti interessa la resilienza? Allora leggi il mio articolo dove ti fornisco una guida completa sulla Resilienza!

“Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza. I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici.”

Kahlil Gibran

3 citazioni sulle cicatrici

Non mi pento dei momenti in cui ho sofferto, porto su di me le cicatrici come se fossero medaglie.

Paulo Coelho

 

Chiunque abbia mai amato porta una cicatrice.

Alfred de Musset

 

Le nostre ferite sono spesso le aperture nella parte migliore e più bella di noi.

David Richo

Concludendo

Tutti quanti noi desideriamo una vita felice e libera dalla sofferenza, tuttavia questa c’è, magari si presenta quando meno te lo aspetti, per innumerevoli ragioni. Non bisogna far finta che non esista e non bisogna affrontarla, perché finiremmo per farci solo più male. Una mentalità resiliente è una mentalità positiva, questa accetta la sofferenza, la accoglie, la elabora e la lascia andare

Perché non provare ad esprimere gratitudine?

Attraverso la sofferenza cerca di cogliere cosa può migliorare affinché non ricapiti e trova nuove opportunità per la propria Crescita.

Trasformiamo il dolore in qualcosa di nuovo, riconosciamolo e diamogli il giusto valore, in questo modo potrà guarire, diventando un’altra storia importante della nostra vita, rendendoci unici nel nostro genere. Non nascondiamo questa ferita, perché se viene riparata con l’oro ci renderà più belli e più preziosi, inoltre, osservandola potremmo sempre ricordarci della nostra forza e di quanto, un evento doloroso, possa diventare tanto prezioso, spronandoci al cambiamento e alla positività.

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Albert

Albert lo Scimpanzé è l'autore principale del progetto EsplorativaMente. La sua conoscenza approfondita e la sua passione, lo portano a coprire diverse tematiche riguardanti la Crescita Personale, portando riflessioni e tecniche sulle potenzialità della nostra Mente.
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